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Giornale Brescia Oggi 17/01/17

 

Operazione Lieta 
lancia Sos: «Il Brasile 
ha bisogno di aiuto»

Durante l’annuale appuntamento di «Operazione Lieta» è arrivato un nuovo appello per il BrasileAngelo Faustini e Lieta Valotti durante l’incontro FOTOLIVE/SIMONE VENEZIA
 
Durante l’annuale appuntamento di «Operazione Lieta» è arrivato un nuovo appello per il BrasileAngelo Faustini e Lieta Valotti durante l’incontro FOTOLIVE/SIMONE VENEZIA

Irene Panighetti Il Brasile chiama Brescia per una nuova azione, urgente: è un appello accorato, senza toni drammatici, quello che Lieta Valotti ha lanciato, in occasione del consueto incontro nella seconda domenica di gennaio, per festeggiare i sostenitori e i risultati di «Operazione Lieta», associazione nata nel 1983 in favore delle missioni in Brasile. Grazie alla generosità e all’impegno costante di decine di volontari, i progetti assicurano casa, cibo e l’educazione scolastica di base, indispensabile a dare un futuro ai bambini seguiti e all’intero Paese. «Il 2017 è stato un anno difficile: siamo riusciti a tenere in piedi tutte le nostre attività ma con enormi problemi – ha spiegato Valotti – la siccità ci ha impedito ogni tipo di azione in agricoltura, mentre la riduzione degli aiuti ci ha reso ardua la gestione dei nostri progetti». In diverse località del Brasile Operazione Lieta riesce a soddisfare i bisogni primari di «245 bambini e 150 adolescenti – ha aggiunto il marito di Lieta, Angelo Faustini, che da sempre affianca la moglie sul campo – ma dal 2005 ad oggi abbiamo assistito a una riduzione graduale di circa il 50 per cento degli introiti, sia dall’Italia sia dal Brasile». Secondo Faustini a livello internazionale si è diffusa un’immagine fallace del Brasile: «si pensa che ormai sia un paese che va bene, in crescita, per questo non vengono più dati finanziamenti». OPERAZIONE LIETA ha pagato in prima persona questa situazione: «ci è stato bocciato un progetto, che però ripresenteremo, modificato, nel 2018 – ha aggiunto Faustini, precisando che – con il governo brasiliano siamo in buoni rapporti politici ma questo non implica sostegno economico». C’è quindi sempre e ancora bisogno della generosità degli italiani (dal momento che l’associazione ha sostenitori in tutta Italia) e soprattutto dei bresciani, che massicciamente da anni sostengono l’associazione con azioni di volontariato, donazioni, adozioni a distanza: «l’azione principale di sostegno è l’adozione a distanza: oggi ne abbiamo oltre 2500», ha spiegato Lazzaro Guerrini, che, assieme a Cristina Buizza è una delle colonne portanti bresciane di Operazione Lieta, tra l’organizzazione della raccolta fondi e dei campi di lavoro. Lieta e Angelo infatti trascorrono la maggior parte dell’anno in Brasile, tornando in Italia nei mesi di dicembre e gennaio, in coincidenza con la chiusura delle scuole in loco. A casa si dedicano agli incontri con i sostenitori, alla raccolta fondi e alla tessitura delle relazioni: anche ieri, durante l’ormai tradizionale appuntamento con i volontari bresciani, la coppia ha ricevuto numerose dimostrazioni si solidarietà e affetto. E già oggi sono di nuovo in movimento per tutte le altre del loro tour italiano, che si concluderà il 28 gennaio con il loro ritorno in Brasile. Altri modi per sostenere le attività sono «una goccia al mese», cioè un’offerta mensile di minimo 8 euro, e il pacco famiglia, di almeno 14 euro al mese– ha continuato Guerrini, che è anche tra gli animatori di Brasilieta, la festa che – dal 2007 organizziamo in luglio: all’inizio a Brescia, poi per anni a Travagliato e nelle ultime due edizioni a Roncadelle». Per far vivere direttamente la situazione brasiliana ogni mese di agosto una quarantina di volontari parte per il campo di lavoro, durante il quale si fa conoscenza concreta delle scuole e delle case di Operazione Lieta. Il tutto in un clima di «crisi profonda – ha spiegato Faustini, durante la quale ha dipinto il quadro di un paese, il Brasile appunto – diviso nettamente in due: quello del potere e quello della povera gente, costituito dalla stragrande maggioranza della popolazione. Ci sono drammatici problemi di sicurezza, violenza, legalità, carenza dei servizi base quali la sanità, la scuola, la casa». •

Brasilieta

brasilieta2017

Operazione Lieta ora è un film trent’anni di bene per il Brasile

06.01.2017

Operazione Lieta ora è un film 
trent’anni di bene per il Brasile

 
Lieta Valotti durante l’anteprima  del film a  Borgo Trento insieme al regista  Roberto Orazi
Lieta Valotti durante l’anteprima del film a Borgo Trento insieme al regista Roberto Orazi

 

Il vento che spira è quello brasiliano, caldo e avvolgente. Così come le strade, lunghe e polverose, su cui si muovono le storie di Gustavo, Gerlania e Jonathan. Simboli di tre diverse età della vita: infanzia, adolescenza, maturità. Passaggi non sempre scontati nella cornice di Pacotì, cuore pulsante di un Brasile mai così carico di contraddizioni: la crescita economica e la violenza, i sogni nel cassetto e quelli spezzati, il confine sottile tra un'esistenza dignitosa e una persa nella criminalità. Loro però ce l'hanno fatta, grazie all'aiuto di Operazione Lieta, onlus che dal 1983 sostiene le iniziative messe in atto nel nord-est del Paese, a Fortaleza e nella periferia della città.

Un cuore pulsante che trae il proprio nome da Lieta Valotti, giovane bresciana che nel 1979 accolse l'invito rivoltole dal Padre missionario Luigi Rebuffini e che è diventata donna dedicandosi agli altri, senza perdere lo spirito fanciullesco.

Le sue attività umanitarie nella nazione carioca sono diventate un film, diretto dal regista romano Roberto Orazi e presentato ieri nel Cinema Teatro Borgo Trento, in città: «Quero ser criança». Tradotto: «Voglio essere bambino». Un cortometraggio di 27 minuti, girato nell'arco di due settimane che, più di tante parole, serve a tratteggiare spigolature e bellezze di una terra unica. Lo racconta la stessa Lieta, commossa, al termine della proiezione: «Wow... sono situazioni che si vivono tutti i giorni, ma che riescono lo stesso a emozionare. Purtroppo viviamo in un mondo difficile e non tutti i bambini hanno la fortuna di trovare qualcuno che li aiuta. Ma questi protagonisti si sono salvati: Gerlania sta facendo l'università e Jonathan delle esperienze come educatore. Sono felice della riuscita del documentario: non volevo una cosa troppo sdolcinata, ma che privilegiasse la realtà. E la realtà in Brasile è questa, chi viene deve saperlo».

UNO SGUARDO, quello registico, che risente del lato personale. Lo racconta lo stesso Roberto Orazi: «Mia moglie e la mia famiglia sono brasiliane, e questo ha inevitabilmente influenzato il modo di raccontare queste storie». Percorsi differenti per dati anagrafici e risvolti personali: «In Brasile c'è una potenzialità umana straordinaria, ma che fa fatica a esprimersi. Tutto è nato nel 2014: ero già stato a Recife per girare un docu-film, dopo il quale sono stato invitato a una proiezione. Qui ho conosciuto Operazione Lieta e, in seguito, è maturata l'idea di Quero ser criança, che è una testimonianza, ma anche un modo per sensibilizzare ulteriormente le persone». Risultato pienamente raggiunto, nonostante le difficoltà: «Sono arrivato a Fortaleza con delle notizie poco incoraggianti e che mi avevano un po' spaventato – ammette il regista – poi il primo giorno camminavo per Pacotì e ho visto Gustavo, il protagonista più giovane: se ne stava su un sasso, da solo, cantando a squarciagola. Ho scoperto solo dopo che quella era quella che loro chiamano la “Petra de Saudade”, un luogo preposto al ricordo, molto gettonato. Mi sono avvicinato con la mia videocamera e c'è stato subito feeling: da lì sono partito e tutto è diventato più semplice».

Il prossimo appuntamento è per domenica alle 15, all'Istituto Piamarta di via Cremona (informazioni su www.lieta.it). Poi il corto potrebbe girare in qualche festival, senza precludere la possibilità di un seguito: «È un lavoro con delle potenzialità – chiude Orazi – la mia idea è di tornare a raccontare storie che seguano la crescita dei ragazzi attraverso questo programma». Perché il richiamo del Brasile, in fondo, continua a restare irresistibile. Nonostante tutto.

 

Jacopo Manessi