Download Free Templates http://bigtheme.net/ Websites Templates

«Operazione Lieta 2.0» nuovi bisogni in Brasile Padre Giancarlo Caprini: «Laggiù ci sono sempre più bambini da accogliere perché non conoscono un benessere sbandierato fin troppo facilmente» Padre Giancarlo Carpini, Lieta Valotti e il marito Angelo Faustini festeggiati per i 30 anni dell'Operazione Padre Giancarlo Carpini, Lieta Valotti e il marito Angelo Faustini festeggiati per i 30 anni dell'Operazione.

Tutti insieme, appassionatamente, per dire che la storia di Operazione Lieta, nonostante siano già passati trent'anni dal giorno in cui quattro amici e un prete iniziarono a scriverla, è appena «incominciata», ma anche per festeggiare e per assicurare ai volontari affetto, riconoscenza e condivisione. Domenica, prima all'Oratorio di Ospitaletto, dove i volontari avevano preparato un gustoso spiedo, poi agli «Artigianelli» di Brescia - luogo in cui san Giovanni Battista Piamarta iniziò la sua straordinaria avventura -, la festa dei trent'anni ha radunato oltre duecento amici, ai quali padre Giancarlo Caprini, il «prete» che insieme a quattro amici gettò le fondamenta dell'Operazione, ha «regalato briciole di sapienza» raccolte in terra di missione brasiliana. Al suo fianco Lieta Valotti (la prima volontaria ad accettare e a vivere il ruolo di «mamma» in quella fetta di Brasile dolente) e Angelo Faustini (il secondo volontario a immedesimarsi nella «fantastica pazzia» immaginata a Brescia e messa in scena a Pacotì, oggi suo marito). «SEMBRA IMPOSSIBILE - ha detto il padre "colpevole" d'aver promosso la benedetta Operazione Lieta -, ma ora che abbiamo superato i primi trent'anni sembriamo ancora più giovani. Tanto giovani da essere pronti ad aprire il cuore a nuove speranze, a nuovi impegni, a far posto ad altri bimbi che non conoscono il benessere sbandierato fin troppo facilmente nell'immenso Brasile». Appena prima i «Piccoli Cantori» di Maderno, invitati per rallegrare la festa, avevano cantato la gioia del Natale e la speranza di cui un bimbo nato a Betlemme era stato ambasciatore. «Ecco - ha aggiunto allora Lieta Valoti, quella che forse casualmente o forse no, ha lo stesso nome dell'Operazione -, noi siamo stati e continuiamo a essere ambasciatori della speranza, messaggeri di gioia, ministri (purtroppo senza portafoglio o con un portafoglio sempre al verde) di un bene avuto in dono da migliaia di amici che hanno creduto e ancora credono possibile trasformare una goccia in una risorsa capace di regalare pane, sapere e futuro a bambini sconosciuti e sfortunati». Di bambini così, ancora adesso considerati «figli della strada», il Brasile è obbligato a contarne tanti, troppi. «Noi facciamo, ma speriamo di poter fare anche molto di più - ha sostenuto Angelo Faustini, il capo della "famiglia allargata" (seicento tra bimbi e bimbe in attesa di futuro) che abita a Pacotì e dintorni -, perché il Brasile, nonostante sia un Paese in crescita e in notevole sviluppo economico, si dimentica degli ultimi, dei deboli, dei disperati, di coloro che rimangono indietro e che del benessere esibito sentono soltanto il profumo». Padre Giancarlo, Lieta, Angelo, Pinuccia e i tanti volontari che si sono avvicendanti e si avvicenderanno da qui in avanti in quella piccolissima porzione del Nord Est del Brasile (tutti hanno un nome e un volto conosciuti, ciascuno ha un posto privilegiato nel gran libro dedicato ai generosi dispensatori di gioia e di futuro, anche l'ultimo arrivato è già parte della «santità» operaia interpretata da Giovanni Battista Piamarta, il fondatore della Congregazione da cui Opere e Operazioni «liete» hanno assorbito linfa vitale) raccontano storie di straordinaria normalità e regalano parole piene di fascino e di amorevole preoccupazione per i giorni che verranno. «Quella che trent'anni fa sembrava una "folle avventura" forse adesso è ancora più folle - rispondono in coro padre Giancarlo, Angelo e Lieta -. Ieri il Brasile era, a tutti gli effetti, terra di missione, bisognosa di tutto e di tutti ed era facile spiegare agli abitanti dell'altra metà del cielo, quella del benessere, che laggiù c'erano bambini, ragazzi, giovani, mamme e papà, anziani e ammalati che avevano fame e sete, bisognosi di aiuto e di comprensione. Oggi, nella grande Nazione che si appresta a ospitare i Mondiali di calcio e, più avanti, anche l'Olimpiade, sembra impossibile che esistano sacche di povertà e di disperazioni ancora evidenti e insolute. Invece, è ancora possibile e anche tragicamente attuale. Tutto ciò mentre il Paese è in preda a un'euforia contagiosa, mentre tutti pensano al Brasile come a una delle cinque massime potenze economiche del mondo». Una contraddizione che non cambierà i connotati né la filosofia di Operazione Lieta. «Cambiare sarebbe un tradimento della bontà di cui siamo stati testimoni, della storia vissuta, delle speranze che abbiamo fatto nascere e vivere, degli ideali che sono stati alla base della nostra meravigliosa avventura, della nostra stessa identità cristiana - sostengono Angelo e Lieta -. Oggi come ieri e forse più di ieri, è necessario continuare la strada intrapresa perché, qui più che altrove, i poveri sono sempre più poveri e dimenticati e i ricchi sempre più ricchi ed osannati. Con una sola differenza: i poveri sono un moltitudine senza voce e senza un futuro condivisibile; i ricchi sono sempre i soliti "pochi", che però spartiscono tra di loro la torta del benessere e delle ricchezze di un territorio che dovrebbe essere di tutti. I bambini e le bambine che accogliamo nelle "case-famiglia" di Pacotì e che poi aiutiamo a frequentare le scuole Piamartine di Fortaleza, hanno bisogno di amore e di famiglia, di pane e di sapere, di salute e, soprattutto, di coraggio per vivere e crescere, così da assicurare al Paese che verrà, dignità e capacità di assicurare ai suoi figli pari dignità e pari opportunità». «I TRENT'ANNI già spesi a favore del Brasile insegnano, innanzitutto a noi che li abbiamo vissuti e poi a quanti hanno condiviso le nostre fatiche, che il "buon vivere" si costruisce giorno dopo giorno facendo diventare nostri i dolori, le sofferenze e le privazioni di chi cammina al nostro fianco - sostengono gli "angeli di Pacotì" -. In secondo luogo, ci dicono che non possiamo accontentarci, soprattutto perché gli esclusi e gli ultimi sono ancora una moltitudine. Infine, ci supplicano di continuare a condividere il tanto e il poco di cui siamo testimoni, ci chiedono di guardare con amore immutato e con immutata generosità verso chi soffre, chi non ha il sufficiente per vivere, chi resta sistematicamente escluso da ogni forma di progresso e di ben essere». Significa forse che servono almeno altri trent'anni di Operazioni possibilmente «liete»? «Forse anche di più; o forse di meno - rispondono Lieta, Angelo e padre Giancarlo -. In ogni caso, tutti quelli che i bimbi e le bimbe, i figli della strada, i poveri e gli emarginati ci chiederanno; tutti quelli che gli aiuti provenienti dal mondo di Operazione Lieta ci consentiranno di condividere; tutti quelli che l'idea Piamartina, che qui a messo radici oltre 40 anni fa, continuerà ad animare e a rendere degni d'essere vissuti e condivisi. Quest'anno, sui sentieri della speranza, stiamo accompagnando quasi 500 ragazzi. Nei trent'anni che ci siamo lasciati alle spalle ne abbiamo abbracciati almeno 20 mila. Nei prossimi trent'anni, chissà chi lo sa. Di sicuro tutti quelli che la Provvidenza vorrà indicarci quali fratelli da accogliere e da amare».

Luciano Costa

Brescia Oggi

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna