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Quest'anno per la seconda volta è toccato a me vivere assieme a ben quaranta Italiani, la bellissima esperienza estiva del Campo di lavoro di Operazione Lieta.

Ho cercato di vivere questa esperienza facendomi uno con tutti, costruendo e rafforzando l'amicizia del gruppo perché per tutti Pacotì non fosse un'esperienza individuale ma corale, di famiglia, di fraternità.

I giorni vissuti a Pacotì sono passati come un lampo. Adesso che siamo tornati alle occupazioni e agli impegni di sempre, cerchiamo di portare avanti quello che abbiamo sperimentato in Brasile, quel desiderio di solidarietà che deve diventare anche qui uno stile di vita.

I nostri giorni a Pacotì, dal mattino a sera tardi, ruotavano attorno ai bambini per i quali gli amici italiani sono una specie di “babbo natale”, quelli che portano con le caramelle anche qualche regalo. Molti di loro sognano di incontrare prima o poi i loro padrini e madrine italiane.

Ricordo la gioia, la delusione e le lacrime di un bambino quando siamo arrivati a Pacotì. Presentandoci, ognuno di noi diceva il proprio nome e quel bambino sentendo il nome del suo padrino s'era fatto avanti per presentarsi a sua volta. Ma anche se il nome era lo stesso, non si trattava del suo padrino. Ed è stato a quel punto che abbiamo visto il suo faccino farsi triste e gli occhi riempirsi di lacrime.

Giorno per giorno il nostro compito era quello di sistemare le undici casette in cui vivono i bambini. Dovevamo pitturare, mettere in ordine il Parco Giochi, refettorio, cameretta, e ecc. Tra una cosa e l'altra c'era da organizzare dei giochi con i bambini, stare un po' con loro, pregare con loro in cappella le prime ore del mattino prima di andare alla scuola, e partecipare alla Santa Messa del sabato mattina, quando la maggior parte torna in famiglia per passare il fine settimana.

A conclusione del Campo di lavoro, sempre si organizza un po' di festa. Tutto questo per essere una presenza educativa per i bambini, creando amicizia e credendo nel valore della persona, soprattutto di questa realtà dei bambini brasiliani con la loro sfortuna e povertà, dove una struttura come quella di “Operazione Lieta” è una opportunità unica nella loro vita.

Ma il senso del Campo di lavoro non è solo fare “qualcosa” per i bambini brasiliani ma anche per ciascuno degli italiani che vive questa esperienza, perché possano tornare a casa con un bagaglio pieno di una carica interiore. È stato così per me e penso per il gruppo intero, come per tutti i gruppi che in questi anni si sono messi al servizio dei bisogni di Pacotì.

La cosa più bella è potere costruire qualcosa insieme. Un'esperienza unica. Anche le persone che sono partite con un'attesa rimasta forse delusa, nel tempo capiranno che nulla nella vita è sprecato. Il volto di quei bambini, la gioia stampata nei loro volti, ci chiedono di uscire da noi stessi, di metterci in gioco e avventurarci nelle braccia di questo immenso Universo, dove il tuo cuore deve diventare come quello dei bambini, che sono capaci di sorridere solo con il tuo abbraccio, con il tuo affetto e la tua amicizia. Voi credete in questo? Io sì! Volete venire a fare questa esperienza? Vi aspettiamo. E con noi i bambini di “Operazione Lieta”.


Padre Fausto De Goes